Incontro sulla verberazione del 24 Ottobre 2018: il flogger

 

Facciamo innanzi tutto una piccola distinzione: si parla spesso indifferentemente di flagellazione e di fustigazione, ma non sono la stessa cosa. Flagellazione viene dal latino flagellum ed è appunto fatta con un flagello o una frusta, fustigazione viene dal latino fustis (bastone) e viene fatta con verghe, cane, bacchette. Una curiosità: il Fascio Littorio simbolo del potere dei Consoli romani era costituito da una scure con intorno legate strettamente le verghe per punire i condannati a morte prima della decapitazione.

Il flogger: è la frusta più comune e più usata, tutti l’hanno avuta in mano anche se non la sanno usare, è quella più inoffensiva ma può essere usata anche in maniera rude. Fa parte di ogni set di strumenti introduttivi al BDSM, insieme a mascherina per bendare gli occhi, polsiere e cavigliere costrittive, manette e ultimamente, corda per legare.

Tecnicamente si tratta di strumenti poliglossi eterogenei e più precisamente sferze multiple eterogenee che sono definite Flagelli, composti da un manico rigido e corto, normalmente non molto più lungo del pugno che lo deve stringere, e da un certo numero variabile di estensioni filiformi dette lacinie, di numero, dimensioni e materiale vario, solitamente di pelle scamosciata o cuoio.

La “cattiveria” dello strumento dipende dal peso, dal numero e dal materiale di cui sono costituite le lacinie: ci sono flogger corti con lacinie di 30/50 centimetri di pelle scamosciata molto morbida, gli Inglesi che sono da sempre artigiani del cuoio ne fanno versioni con pelle scamosciata di agnello, particolarmente morbida. I flogger più commerciali sono costruiti con lacinie di finta pelle o di pelle leggera, da 30 a 60 centimetri ed un peso totale non superiore ai 500 grammi. Esistono floggers punitivi con lacinie di cuoio pesante o gomma di 1,5 x 60 centimetri e oltre, con un peso decisamente superiore ed un grip decisamente più irritante che possono produrre segni e arrossamento più severi.

 

Si dice che con il flogger si accarezza, perché la sua azione ha un andamento trascinato, che può sembrare una carezza dolce quando non è usato rudemente, ma punge sempre di più se usato con forza. Difficile fare danni, a parte le solite raccomandazioni per ogni frusta di tenerla lontano dagli occhi, ma sulla parte che si vuole colpire ha solo un effetto arrossante, preparatorio, che aumenta la circolazione sanguigna rendendo la parte più sensibile e pronta ai successivi strumenti.

E’ lo strumento verberatorio di base, entry point,  e lo strumento più semplice per procurare quella sensazione che gli americani chiamano “sting”, puntura, perché dopo ogni colpo è questa la sensazione più simile a quello che si prova, mentre la pelle si riscalda ed insistendo si produce un bruciore diffuso e morbosamente piacevole.

Un accenno anche a tre flogger particolari di uso più raro:

Flogger di crine di cavallo: dà una sensazione particolare, di forte riscaldamento, quasi urticante se usato alla massima potenza, ma non produce danni. Caratteristico il fatto che perde continuamente crini e quindi si consume nell'uso.

Flogger di scoubidou (o comunque filo plastico): ha un grip particolare sulla pelle asciutta e scalda molto, a rischio ustioni, è da considerare severo.

Flogger di catenelle metalliche: è ovviamente duro e pesante e sfrutta anche il senso di freddo del metallo, particolarmente adatto e usato per la trasmissione di corrente, ad esempio con la Violet Wand.

Anche se non appartengono esattamente alla stessa classe dei flogger, tratto qui anche il martinet ed il gatto a nove code, anche se meno diffusi e con un utilizzo particolare: il martinet è un pesante e solitamente lungo flogger con un possente manico di legno e delle sottili lacinie di cuoio lunghe fino a 80/90 centimetri, è originario della Francia e di ambiente militare. L’uso è identico a quello del flogger, ma dato il suo peso e mole, non produce tipicamente carezze, ma colpi forti e diffusi, che oltre ad arrossare la pelle, possono produrre striature di un certo rilievo.

Il gatto a nove code presenta una costruzione diversa del flogger, talvolta ha meno di nove lacinie, che solitamente sono di corda o strisce di cuoio intrecciate e spesso terminano o sono costellate lungo tutta la lunghezza da nodi. Il nodo serve esplicitamente per lasciare un livido dove colpisce, da cui si comprende che si tratta principalmente di uno strumento punitivo di origine militare. Per l’uso BDSM solitamente i nodi vengono omessi e ogni lacinia termina in un intreccio per appiattire il capo della stessa. Oltre al peso maggiore, l’altra differenza sostanziale del gatto rispetto ai floggers è l’impugnatura, che spesso non è rigida, ma lunga e flessibile, condividendo questa fattura con le fruste maggiori (snakewhip) e che per questo risulta più rude, perché la flessibilità del manico carica maggiormente il colpo. Si distingue perciò come uno strumento pesante e sadico, più adatto ai masochisti. Ne esistono versioni più adatte al BDSM con manico corto e rigido e poco pesanti, in modo da non risultare tanto più offensivi dei flogger comuni. Un pò di storia sull'origine del gatto: fu inventato nella Marina Inglese per punire i marinai, il colpevole doveva costruirselo da solo tagliato da una gomena di corda di 60/80 centimetri separando i tre capi e ciascun capo nei tre cordini, per un totale di nove. veniva usato bagnato in acqua salata e per il suo aspetto veniva chiamato anche "figlia del Capitano"

Parliamo ora della tecnica e delle posizioni adatte all’uso del flogger: la tecnica più comune ed istintiva è il colpo dall’alto o dal fianco con la spinta necessaria per allungare le lacinie con obiettivo la schiena o i glutei del soggetto che si vuole colpire. Come sempre è bene portare un ugual numero di colpi da destra e da sinistra (dritto e rovescio) in modo da arrossare in modo uniforme la zona che si vuole colpire. Altra tecnica istintiva è quella di tenere le lacinie tese con una mano mentre con l’altra si indirizza il colpo con la voluta forza. Con i floggers più leggeri e rigidi si può anche usare la tecnica della rotazione tra le due mani, in modo da allungare le lacinie nella rotazione, sfiorando la pelle del soggetto. Altra tecnica comune e semplice è quella della rotazione a otto, formando col polso un otto figurato mentre si colpisce alternativamente da destra e da sinistra. Infine una tecnica più complessa è quella che si può fare con due floggers uguali brandendoli ciascuno con una mano, detta alla fiorentina, colpendo l’obiettivo alternativamente con l’uno e l’altro.

L’obiettivo e la posizione non sono critici, si possono colpire tutte le parti del corpo anche più delicate, con la giusta forza, evitando solo il viso percè gli occhi sono il solo bersaglio che può subire danni. Come sempre la posizione migliore per le natiche è quella a 90 gradi, per offrire la sensazione migliore ai muscoli tesi semplicemente, ma in questo caso non è critica come con altri strumenti.

Consideriamo ora per un attimo che possiamo usare il flogger con un accompagnamento musicale, seguendo il ritmo che ne può variare la sensazione: proviamo ad immaginare il ritmo dei colpi seguendo ad esempio una melodia veloce come il Guglielmo Tell di Rossini od una melodia lenta e sinuosa come The Scientist dei Coldplay...

Anche se nel caso del flogger i rischi di danno sono minimi, è sempre bene ricordare le regole della sicurezza di base che interessano anche la verberazione:

 

Sicurezza in generale, e nella verberazione in particolare.

Ovviamente tutti gli effetti sono dovuti al modo con cui vengono utilizzati questi strumenti e al tempo di ripresa che si lascia al corpo per abituarsi a quel tipo di esperienza. Prima di utilizzare una frusta, o un qualsiasi altro strumento verberatorio, è bene conoscere quali sono le zone corporee da poter colpire e quali quelle che vanno assolutamente evitate. E’ bene tenere in mente una regola fondamentale: bisogna colpire solo le zone dove ci sono i muscoli. Testa e collo non vanno assolutamente colpiti, stessa cosa vale per il ventre, mani, gomiti e polsi. Nessun problema invece per zone quali natiche e cosce che sono ricche di massa muscolare e quindi possono essere tranquillamente coinvolte.

 

Allego una mappa (copyrights Raadaria per Legami) che è la migliore che abbia mai trovato, in cui sono bene indicate in rosso le zone da non colpire assolutamente, in viola quelle che nascondono gangli nervosi o tendini ed ossa delicate, da evitare di colpire, in rosa quelle da colpire con molta cautela e leggerezza, in bianco le zone dove si può colpire senza particolari problemi.

A parte i reni ed il collo, la gola, i punti che evidentemente presentano delicatezza e che sono perciò da evitare, come già detto i punti che si possono colpire senza problemi sono quelli che presentano maggiore massa muscolare, come i glutei e le cosce, mentre alcune parti che non sono vietate, presentando una minor massa muscolare, vanno trattate con maggior delicatezza.

Non voglio esagerare con le raccomandazioni, ma dovete sempre tener conto che ogni azione nel BDSM presenta una serie di rischi, che vanno calcolati e contenuti al minimo, prendendo le necessarie precauzioni specifiche per ogni pratica. Nel caso della verberazione si ha a che fare con tutti i danni alla pelle o alla sottostante muscolatura, perciò è bene avere a portata di mano un disinfettante, il Bialcol, Citrosil, Lysoform medical o similari (cloruro di benzalconio o ammonio quaternario) che ha il vantaggio di non dare la sensazione di bruciore tipica dell’alcool etilico anche sulla pelle segnata da graffi o sanguinante per un colpo che abbia contuso o creato una piccola ferita superficiale. Se poi si è prodotto un ematoma a causa di un colpo molto forte, un primo soccorso con qualche cubetto di ghiaccio e successivamente una pomata o gel a base di Arnica sarà utile per riportare in pochi giorni ad una completa guarigione della pelle.

Ci sono altri prodotti che svolgono un’azione di ricostruzione della pelle in caso di segni superficiali come abrasioni e contusioni, come il Bepanthenol che si usa correntemente per l’arrossamento della pelle dei neonati o altre “creme riparatrici” usate in dermatologia come il Repasine o il Cicalfate. Anche la crema POL protettiva, che si usa per esempio per la cura delle ferite da decubito, è adatta per curare piccole ferite.

Infine è necessario che ogni strumento sia disinfettato prima di essere usato su un altro partner per evitare ogni tipo di infezione benigna o pericolosa, sia per il contatto con la pelle e talvolta con il sangue di un partner, sia perché può essere stato appoggiato a terra o comunque in un luogo non sterile. Oggetti come plug, dildi e simili di plastica, gomma, silicone o metallo, anche se usati protetti da un preservativo, vanno prima lavati con un detergente, personalmente uso il “Betadine sapone germicida” che è utilizzato in ospedale, mentre per la disinfezione va benissimo l’amuchina o altro clorurato.

Per la disinfezione degli strumenti verberatori invece, io uso spruzzare dopo l’uso un’abbondante quantità dei sopracitati disinfettanti a base di ammonio quaternario, vaporizzandola da un apposito nebulizzatore che ho provveduto a trovare in commercio.
Non consiglio la Amuchina o altro clorurato perché potrebbe scolorire il cuoio e altri materiali pigmentati. 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Aggiungo una foto con i segni che si ottengono dall'uso del flogger leggero: noterete che l'area è ampia e l'arrossamento indica una buona circolazione del sangue in tutta la parte, ottima preparazione ad un'azione verberatoria più decisa con altri strumenti. L’altra foto presenta i segni e l’arrossamento prodotti con un martinet, un gatto od un flogger di cuoio pesante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Cenni Storici sulla verberazione e sulla verberazione consensuale:

 

Molte antichissime culture descrivono il dolore fisico come altamente afrodisiaco, ad esempio il Kama Sutra vi si sofferma con particolare accuratezza, descrivendo nei dettagli su come colpire correttamente il partner durante il rapporto sessuale.

Raffigurazioni di flagellazioni a scopo sessuale si trovano all'interno di tombe etrusche databili al VI secolo a.C., denominate per l'occasione Tombe della fustigazione.

Esempi più moderni sono il poeta inglese Algernon Swinburne (più volte implicita nella sua poesia è tal pratica) e Le confessioni del francese Jean-Jacques Rousseau della seconda metà del Settecento in cui il filosofo, nel primo capitolo dell'opera, parlando della sua infanzia racconta di quando fu sculacciato per la prima volta dalla cameriera di casa.

Il francese marchese De Sade descrive questa pratica nei suoi romanzi, così come lo scrittore austriaco Leopold von Sacher-Masoch, da cui nella metà dell‘800 Richard von Krafft-Ebing coniò i termini masochismo e sadismo, usati poi largamente dal padre della psicanalisi Sigmund Freud .

La storia della sculacciata come gioco erotico, nasce sicuramente con la progressiva consapevolezza femminile (limitata ad alcune specialissime donne, è chiaro) di voglie e fantasie erotiche molto prossime a quelle correzioni che realmente ma non certo volontariamente venivano subite da larghe fasce della popolazione.

In alcune culture sculacciare le donne fino ed oltre l'età adulta, da parte del maschio capo famiglia (padre, marito, fratello maggiore) continua ad esser ancor oggi uso e costume comune ed approvato di disciplina domestica. È difatti convinzione che l'uomo in quanto guida dell'istituzione famiglia abbia il diritto, oltre che il dovere, di punire adeguatamente moglie e figli quando se ne presenti il giusto motivo. Nella maggior parte dei paesi occidentali moderni tuttavia, questa pratica di coercizione fisica ha finito col tempo per esser considerata illegittima, oltreché socialmente inaccettabile, in quanto considerata violenza domestica e abuso. 

Le feste dei nobili nel ‘700 erano splendide. L'amore, nei salotti, era argomento di intrighi persino crudeli, le vere passioni oggetto di scherno. Ma, alla faccia di tanto ironizzare, la sessualità extraconiugale trovava i suoi sfoghi nei modi più ovvi, come sempre. Nella sola Londra, e nel solo St. James' Park, dove i cancelli si chiudevano alle dieci di sera, Boswell calcolò che più di 6.500 persone "note" si erano fatte fare copie delle chiavi abusando della propria autorità, si recavano a convegni clandestini, mercenari e non, dietro i cespugli. Bandite dai rapporti ufficializzati, le realizzazioni delle più curiose fantasie erotiche potevano avvenire con le prostitute, le amanti più disinibite, i giovanotti oziosi desiderosi solo di compiacere le loro dame. Chi abbia l'idea di un Settecento tutto trine e merletti, di spiritosaggini e minuetti, contrapposto a un Ottocento sessualmente tanto più morboso quanto più sessuofobico, sarà sorpreso di apprendere che le più crudeli e perverse fustigazioni a scopo disciplinare appartengono a questo secolo illuminista e frivolo. Nel 1760 esce un opuscolo, firmato Rodez, destinato ad avere presto una vasta eco. Il titolo è Memorie storiche sull'orbilianismo e sulle correzioni dei gesuiti, e l'argomento sono i supplizi inflitti da questi rigorosi insegnanti ai loro discepoli. Orbilianismo, smania di frustare i gli allievi; da Orbilius Plagosus, maestro di scuola terribile menzionato da Orazio, che sottoponeva implacabilmente i ragazzi alla cura dello staffile. Nell'opuscolo viene descritto dettagliatamente il sistema: in ogni collegio di gesuiti esisteva un padre correttore specialista in disciplina, che eseguiva le correzioni stabilite dai padri insegnanti. I trasgressori subivano la pena pubblicamente, curvati sopra un banco o su un inginocchiatoio. Non dovevano gridare pena la moltiplicazione dei colpi. Vi ricorda qualcosa? Assomigliano molto alle storie eccessive del grande disegnatore anarchico di fumetti George Pichard, che ci è naturale reputare irrealistiche. Certo, qualcuno si scagliava contro l'odioso sistema, ma un Voltaire sdegnato non poteva certo distruggere un'abitudine radicata nei secoli. Nel Medioevo la fustigazione potevano aspettarsela quasi tutti: discepoli, giovani, prostitute, donne in odore di magia e blasfemia, servi. Una delle più celebrate storie d'amore nasce con una punizione corporale sul fondoschiena. Si tratta del rapporto tra Abelardo ed Eloisa, che nei racconti popolari e nelle leggende tramandate dai cantori, iniziò proprio con una sculacciata.

Essere frustate sul sedere, ricevere gli stessi colpi degli schiavi e degli alunni indisciplinati, oppure, essere sculacciate ha sempre suscitato curiosità morbosa. Nel 1786, Lady Henriette P. Montagne, scrisse nel suo diario come dovrebbe comportarsi l'amante ideale: «Sollecito e comprensivo, ma non eccessivamente perspicace. Detesterei un uomo con sensibilità femminile, quel modo di indagare nei pensieri che fa sentire l'indagato colpevole anche se non lo è, bugiardo anche se sta recitando un versetto della Bibbia. Le punizioni dovrebbero avvenire invece per cause futili e sciocche, ed essere comminate dall'uomo sulla donna che ama con sguardo enfaticamente burbero - che la donna fingerà di prendere sul serio, naturalmente - e mano leggera. Una sculacciata può essere molto divertente e anche straordinariamente eccitante, se data e ricevuta con queste premesse». Quale esempio migliore di verberazione consensuale ?...

Gli strumenti più antichi sono certamente la verga e la frusta (nella sua accezione più larga del termine), la prima come arma di origine preistorica, la seconda per dirigere e comandare gli animali. Non darò ulteriori cenni sulla storia degli strumenti che può essere facilmente dedotta, per chi ne fosse interessato, da una ricerca in Internet su Wikipedia o su tanti siti di storia, ad esempio sulla Santa Inquisizione o argomenti simili.

 

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Alcuni disegni di George Pichard...